“Trilogia della Fondazione” di Isaac Asimov

“La psicostoriografia fu senza dubbio la scienza alla quale portò il maggior contributo. Seldon ne approfondì lo studio ricavando da una raccolta di pochi assiomi una profonda scienza statistica. (Cit. Enciclopedia Galattica)”

“Trilogia della Fondazione” di Isaac Asimov è il romanzo più affascinante e visionario che io abbia mai letto.

La protagonista assoluta è una nuova scienza immaginata dallo scrittore, la “psicostoriografia”, che studia matematicamente i comportamenti delle masse. Attraverso questa scienza il suo fondatore, Hari Seldon, prevede che l’immenso Impero, governo illuminato tutte le popolazioni della Galassia, stia per crollare e che seguiranno millenni di barbarie, oscurantismo, regressione. Secondo i calcoli dello scienziato non si può più evitare la fine dell’Impero ma, sempre grazie alla psicostoriografia, scopre che fondando una colonia di persone selezionate ai confini della Galassia, la Fondazione, il periodo di decadimento si ridurrà a soli mille anni e le conoscenze acquisite saranno preservate.

Lungo questo millennio si dispiega la saga della Trilogia, cui la penna di Isaac Asimov diede vita con la pubblicazione di tre romanzi tra il 1951 e il 1953, “Fondazione”, “Fondazione e Impero”, “La Seconda Fondazione”, in Italia apparsi con i titoli “Cronache della Galassia” (Urania n.317 – Mondadori, 1963), “Il crollo della Galassia centrale” (Urania n.329 bis – Mondadori, 1964), “L’altra faccia della spirale” (Urania n.338 – Mondadori, 1964).

Il primo romanzo tratta l’ascesa della Prima Fondazione attraverso una serie di eventi che ogni volta sembrano mettere in crisi il disegno di Hari Seldom e vengono raccontati quasi come gialli, uno più avvincente dell’altro. Il secondo romanzo è dominato dall’avvento del Mule, una sorta di Gensis Khan galattico mutante, con poteri psichici oltre l’umano, la cui comparsa imprevedibile sconvolge il piano dello psicostoriografo. Il terzo romanzo racconta della ricerca della misteriosa Seconda Fondazione che potrebbe essere la chiave per ricondurre il piano millenario sui suoi binari.

Trovo che il soggetto sia estremamente attraente, lo svolgimento della trama è di straordinaria fantasia, eppure fondamentalmente credibile, basata su concetti scientifici realistici, l’essenza stessa della Fantascienza. Il tutto in uno stile di scrittura fluido, lineare, essenziale, ma non semplicistico. Ma questo non basterebbe a farne un capolavoro. Quando si parla di capolavoro spesso si dice che segna il confine tra un “prima” e un “dopo”: per la Trilogia è sicuramente così, la pietra angolare della Fantascienza, un grande romanzo capace di definire nuovi paradigmi del genere e anche di travalicarne i limiti, grazie ad alcune peculiarità che è doveroso citare.

Innanzi tutto la dimensione “storica” del romanzo. Ispirata dalla “Storia del declino e della caduta dell’Impero Romano”, di Edward Gibbon, con l’inserimento di fantasiose note bibliografiche riferite all’”Enciclopedia Galattica”, la Trilogia si legge quasi come un libro di storia, caratteristica che si ritroverà poi in altre memorabili saghe fantascientifiche come Dune e Hyperion.

Un secondo elemento fondamentale è che tutti i tipici ingredienti della fantascienza (voli iperspaziali, astronavi, battaglie stellari, razze aliene) nella Trilogia sono marginali, restano sullo sfondo, non sono mai vissuti “in diretta”, se ne viene messi al corrente con le parole dei personaggi che si alternano sulla scena, quasi sempre in ambienti chiusi e controllati; così la concentrazione del lettore non è mai focalizzata sull’azione, ma sul ragionamento e la strategia che la conducono; non per questo la narrazione risulta meno emozionante, al contrario ha un carico di suspense e di thrilling notevolissimo.  

Un terzo fattore di distinzione della Trilogia, e devo dire di gran parte della produzione di Asimov, è la visione non distopica, direi quasi utopistica del futuro. Traspare una grande fiducia nelle capacita dell’uomo di imparare le lezioni della storia e di fare scelte più razionali e lungimiranti, indirizzate al bene di tutti anziché dall’avidità di pochi.

“«Si alzi!» ordinò. Seldon obbedì e fissò dal basso il sovrano, più alto di lui, sforzandosi affinché il suo sguardo non vacillasse. «Questa sua psicostoria…» disse infine Cleon «se fosse possibile trovare un’applicazione pratica sarebbe di grande utilità, vero?» «Di enorme utilità, è evidente. Sapere cosa ha in serbo il futuro, anche in modo generico e probabilistico, sarebbe una nuova meravigliosa guida per le nostre azioni, uno strumento senza precedenti per l’umanità…»”

Il progresso scientifico e tecnologico è per Asimov sinonimo di progresso dell’umanesimo, elemento questo ripreso in moltissima produzione fantascientifica successiva, basti pensare all’infinita saga di “Star Trek”. Questa visione potrebbe oggi apparire ingenua, non di meno la lettura delle sue pagine resta assolutamente affascinante e non risente per niente dei quasi 70 anni passati dalla pubblicazione.

Negli anni ’80 e ’90 Asimov decise di pubblicare altri 4 romanzi che costituiscono il prequel e il sequel della Trilogia. Per questo con “Ciclo della Fondazione” si indicano oggi 7 romanzi: ai tre originali si sono aggiunti “L’orlo della Fondazione (Mondadori 1985), Fondazione e Terra (Mondadori 1987), Preludio alla Fondazione (Mondadori, 1989) e Fondazione anno zero (Urania n. 1287 – Mondadori,1996). Personalmente ritengo questi quattro lavori non all’altezza della Trilogia originale, pur conservandone la gradevolezza della lettura.

Il Ciclo della Fondazione, il Ciclo dei Robot e il Ciclo dell’Impero, i molti altri romanzi e racconti di fantascienza scollegati dai cicli, i libri per ragazzi (la serie di Lucky Starr), i libri gialli (la serie dei Vedovi Neri), i saggi di divulgazione scientifica (oltre 60 pubblicazioni di astronomia, fisica, chimica, biologia), costituiscono la smisurata opera di Isaac Asimov, scrittore e scienziato, insignito di 18 premi letterari e 14 lauree ad honorem.

Vittorio Benzi, 25 agosto 2020